Latitudine Zero
Prima di tutto una nota introduttiva: questo film è una cagata pazzesca.
Forse non tutti sanno che mentre l’uomo era in piena fibrillazione spaziale, tra sbarchi lunari e Gene Roddenberry che portava a termine la serie di Star Trek, un certo Ishirô Honda girava questo controverso film ambientato nelle profondità del mare - anche se con una patetica scusa le scene esterne non mancano. Tanto per chiarire: in un certo punto del film gli eroi si troveranno a scalare una montagna volando - montagna che poi esploderà.
Questo film mi è sempre rimasto impresso e ci sono particolarmente affezionato.
Ciò è forse dovuto alle superlative performance delle due star hollywoodiane Joseph Cotten (con fiocchetto verde al collo) e Cesar Romero, poi misteriosamente morti nel 1994 a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro per la stessa malattia (vecchiaia). O forse è la disposizione dell’equipaggio di bordo (oltre ad alcuni effetti speciali e sonori palesemente rippati) che ricorda lontanamente il già citato Star Trek. O alle caratterizzazioni oserei dire simil-Bosch (ma stiamo scherzando?) delle creature infernali e biologicamente modificate che gli eroi incontrano.
Non mi sono quindi potuto perdere una proiezione in lingua originale, tuttora in corso, di questa opera, in cui per qualche strana ironia attori americani parlano giapponese. Per chi non conosce la storia credo che la locandina possa dire tutto. Ma comunque: degli esploratori marittimi, chissà come, finiscono in un sommergibile comandato dal “buono” Craig McKenzie (J. Cotten) e dalla bionda di turno (Linda Haynes), che li porta in una cupola sottomarina ultratecnologica (la patetica scusa per avere degli esterni) che contiene tutte le più brillanti menti del mondo, che hanno nel frattempo inventato e scoperto le cose più accattivanti. A proposito, il cattivo è ovviamente Malik (C. Romero)… ma a questo punto vi starete annoiando.
Tranquilli. Ci penseranno mostruosi penosi topi giganti dagli occhi infuocati, jetpacks, tute aderenti dorate, uomini-scimmia-pipistrello, un pretenziosissimo finale “open”, e sopratutto UN PENOSO LEONE VISTOSAMENTE PELUCHE A CUI VENGONO TRAGICAMENTE AGGIUNTE DELLE ALI a tenere alti i ritmi.

Citazione: (l’unica comprensibile)
Lucretia! Lucretia!
Articoli correlati:


17 Novembre 2007 alle 11:54
Grazie…………
18 Novembre 2007 alle 17:53
come riesci a vederlo fino alla fine?
18 Novembre 2007 alle 19:47
questa recensione è interessante, provvederò a vederlo. L’antesignano dei power rangers? (per i peluche, più che altro)
24 Novembre 2007 alle 22:49
Mi sa che l’ho vista questa perla